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Don Marco Orrù: qualche notizia sul nuovo parroco!
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MessaggioInviato: 15/09/2008 
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Cari amici, come sapete don Marco, sebbene sia nato a Decimo, è di Assemini ed è molto conosciuto in parrocchia. Molti vogliono sapere qualcosa su colui che avrà (l'arduo) compito di proseguire l'opera di don Zara ad Assemini. Ebbene, don Marco è un sacerdote giovane, molto impegnato coi ragazzi, ma per conoscerlo meglio ecco una sua foto e l'omelia che lui stesso ha scritto durante il 21° anniversario di ordinazione. Buona lettura.

(la fonte è il sito della Parrocchia del Sacro Cuore, di cui ringrazio i redattori visto che sono stati tra i primi ad aggiungerci ai siti consigliati)

Immagine

OMELIA PER IL XXI ANNIVERSARIO DI ORDINAZIONE SACERDOTALE

Carissima comunità,
Sono trascorsi 10 anni dal 4 ottobre 1992, giorno dell'ingresso come parroco in questa famiglia che è la comunità cristiana del S. Cuore.
Non ho resistito alla tentazione di rivisitare con la memoria questi anni di vita comunitaria, da un punto di osservazione particolare che è quello di chi è stato chiamato a guidare e insegnare con la sollecitudine del Pastore.
Un'esperienza spirituale, pastorale e umana per me molto ricca, segnata da tante soddisfazioni, gioie, ma anche da momenti difficili, da infedeltà e incertezze che hanno rallentato il cammino. Oggi desidero condividere a voce alta una riflessione rispetto alla vita comunitaria di questi 10 anni, attraverso alcune delle tappe più significative di questo cammino.
Inizio con un'immagine evocativa che si colloca proprio nel giorno dell'ingresso: un grande acquazzone accompagnò la celebrazione, tanto che ad un certo punto sentii alcune gocce cadere sulla testa e accanto ai piedi mentre ero seduto in presbiterio. Mi sono detto: incominciamo bene! Anche qui c'è qualcosa da riparare. Venivo da una parrocchia in cui parte dell'impegno pastorale fu assorbito dai lavori di restauro della Chiesa e della casa parrocchiale. Nella stessa casa parrocchiale, appena restaurata, non ebbi neppure il tempo di riordinare il tutto a causa del trasferimento.
Un trasferimento legato alla concomitante nomina a delegato diocesano per la pastorale giovanile. In questo modo, mi disse il vescovo, ti sarà più facile raggiungere Cagliari per coordinare le iniziative di carattere diocesano. Tutto teoricamente perfetto, se non fosse per la difficoltà pratica a far coesistere questi due impegni, con la conseguenza di trascurare un po' di qua e un po' di là. Ricordo ancora con una certa emozione e senso di responsabilità, la calda accoglienza che mi avete riservato e che mi incoraggiarono in questa nuova missione che il vescovo mi affidava.
Mi bastarono alcuni giorni per capire che bisognava rimboccarsi le maniche per rendere più accoglienti gli edifici parrocchiali esistenti e crearne dei nuovi. L'ordine, il desiderio del nuovo, rendere una casa abitabile, è segno di vitalità ed evidenzia il desiderio di crescere. E' così che nel giro di pochi anni è nato il nuovo edificio, fortemente voluto dall'impegno e dalla generosità della comunità, e realizzato anche con il sostegno, è doveroso ricordarlo, dell'amministrazione comunale. Un edificio per le attività pastorali,che abbiamo voluto chiamare oratorio, che ha accolto la catechesi parrocchiale, ma che, in verità, è rimasto poco utilizzato per le attività specifiche di animazione tipiche dell'oratorio quotidiano.
Conservo a questo proposito un certo senso di inadeguatezza, come se ci trovassimo davanti a un'incompiuta, una casa molto spesso vuota.
Un sentimento negativo mitigato solo in parte dall'esperienza dell'estate ragazzi che in questi ultimi anni ha dato vitalità ad un tempo, quello estivo, che per molti bambini e ragazzi è fonte di noia e talvolta di solitudine. Per il risanamento della Chiesa abbiamo dovuto attendere ancora qualche anno, ma ora siamo certi che non avremo più infiltrazioni d'acqua e anche all'interno appare più viva e accogliente. Da qualche giorno sono iniziati i lavori di restauro del salone parrocchiale. Un progetto che ci impegnerà ancora a reperire risorse per il completamento che è previsto entro la prossima estate. Per tutto questo ringraziamo e lodiamo ancora il Signore, che ci ha ispirato, guidato e incoraggiato in queste intraprese.
La gratitudine si estende a quanti, in prima linea, hanno speso tempo e fatica per il raggiungimento di questi obiettivi.
Ma la casa interiore della comunità è costruita solidamente attorno a Cristo "pietra angolare"? E noi ci sentiamo davvero pietre vive di questo edificio spirituale? Credo che abbiamo avuto tante occasioni per intraprendere un cammino di crescita spirituale, di maturazione nella maggiore coscienza dell'essere Chiesa, di una vita di comunione che è sempre tra il già e il non ancora. Il primo pensiero va ai ragazzi e ai giovani: quanti ne sono passati in questi anni. Tanti hanno potuto incontrare il volto di Cristo, ne hanno assaporato la presenza, ma ben presto hanno abbandonato la pratica sacramentale.
In essi, se il seme è stato gettato con amore, sono certo, prima o poi germoglierà ancora, perché la Parola del Signore non passa mai invano.
Per altri l'esperienza cristiana nella comunità è stata decisiva fino a diventare dimensione vocazionale precisa. Tanti catechisti, educatori, animatori, oggi sono il frutto di una semina paziente, a cui il Signore ha rivolto uno sguardo di particolare benevolenza. Sia ringraziato il Signore per la presenza di questi giovani, che pur nelle difficoltà e contraddizioni del tempo che vivono, sono oggi una realtà e non solo il futuro, come in genere noi adulti li definiamo. E' un tempo, questo dell'educazione alla fede, che richiede ai giovani di farsi testimoni credibili presso i coetanei, non solo con la parola, ma con scelte credibili che sappiano indicare una strada, incoraggiare e accompagnare.
Come non ricordare le giornate mondiali della gioventù, in particolare quelle di Parigi e di Roma, e l'incontro europeo dei Giovani a Loreto.
I giovani della nostra comunità che vi hanno preso parte, ne hanno tratto giovamento sia nel vivere quelle esperienze, che aprono la mente e il cuore alla centralità di Cristo e all'universalità della fede cristiana, sia nel ritornare al quotidiano con una certezza: Gesù Cristo non delude. Scegliere Cristo e il suo vangelo, non solo ti consola e ti incoraggia, ma ti riempie la vita e ti fa gustare la gioia vera, che nessuno ti può togliere. Ho detto solo in altre parole ciò che gli stessi giovani della parrocchia hanno pronunciato in quelle circostanze, o in testimonianze scritte a me pervenute, e che sono rese ancora più vere dalla presenza ancora oggi, qui, di molti di loro.
Gli incontri settimanali di formazione, i campi scuola estivi, gli incontri diocesani e regionali hanno contribuito non poco a dare continuità a un cammino che non abbiamo mai voluto limitare al ristretto ambito parrocchiale.
Una pagina del tutto nuova si è aperta con la riproposta dell'Azione Cattolica, dopo una assenza di circa 20 anni. Non è stato facile, soprattutto agli inizi, perché si trattava di individuare tra i catechisti la figura di educatori Acr e animatori degli adolescenti, che pur nella disponibilità e generosità non potevano certo nell'immediato inserirsi subito nella metodologia dell'associazione. Un grazie sincero a chi ha "pagato" l'inesperienza dei primi anni, ma ha consentito che si avviasse una nuova pista educativa e che ancora oggi, anche se non più in servizio attivo nell'associazione, tuttavia ci segue con affetto e ci incoraggia ad andare avanti. L'Acr oggi è una realtà presente in tutte le fasce d'età, accompagnata da educatori che sono cresciuti nella comunità e nella consapevolezza associativa, hanno vissuto i tempi di formazione in ambito diocesano, e hanno fatto una scelta di fede che si traduce anche nel servizio educativo.
Con i giovanissimi, dobbiamo ancora oggi scommettere sulla continuità di cammino, garanzia di crescita graduale, che ci auguriamo possa sfociare ancora in una dimensione vocazionale e missionaria nella comunità. Guardiamo con affetto e incoraggiamo questi adolescenti che tra tante paure e incertezze, sentono il desiderio di incontrarsi, di esserci e che anche oggi ci dicono, siamo presenti. Il gruppo giovani, segna come una sorta di approdo, più o meno diluito nel tempo, a scelte di vita che inaugurano pagine nuove di storia, da scrivere con uno stile diverso da quello intessuto negli anni della crescita, ma di cui portano il sapore, quello evangelico: " voi siete il sale della terra".
E' così che il tempo del fidanzamento non diventa il tempo dell'evasione dalla comunità, ma un tempo di fecondità che si apre a una relazione nuova che sfocia nel dono di sé più consapevole e sempre più purificato dagli egoismi che lo incatenano.
Ai tanti giovani, che in questi anni hanno preso parte alle catechesi in preparazione al matrimonio, e che hanno mostrato un certo interesse a rileggere la loro vita in modo più maturo in senso cristiano, non abbiamo saputo dare continuità di risposta anche dopo la celebrazione del matrimonio. E' questo un campo della pastorale che dovrà impiegare molte energie, se vogliamo che la famiglia ritrovi la centralità nell'esperienza cristiana dell'annuncio. A questo riguardo saluto volentieri l'esperienza degli "Week end" proposti da "Incontro matrimoniale". Un fine settimana rivolto a coppie di sposi e Sacerdoti che ha come obiettivo il mettere a fuoco alcuni aspetti della vita relazionale e spirituale spesso trascurati, sia all'interno della famiglia che nell'ambito dei rapporti tra sacerdote e comunità cristiana. Io stesso vi ho preso parte personalmente e diverse coppie della nostra comunità.
Credo di poter dire che tutti ne abbiamo tratto giovamento, senza idealizzare o enfatizzare una proposta che certo non ti cambia radicalmente la vita, ma sicuramente ti aiuta a viverla meglio. Ai catechisti, che via via si sono succeduti, e a coloro che ancora oggi rispondono con generosità alla chiamata, un grazie sincero per le energie che avete speso, il tempo che avete impiegato, la disponibilità a rivisitare e aggiornare contenuti e metodo nell'annunciare l'amore di Gesù ai bambini e ai ragazzi. Certo, abbiamo fatto tanta strada, a partire dall'acquisizione dei catechismi della CEI, solo 10 anni fa quasi sconosciuti e comunque poco utilizzati, fino alla programmazione comune, il lavorare per classi parallele, la celebrazione delle tappe annuali, gli incontri di formazione, le giornate di spiritualità, la verifica comunitaria di fine anno.
Se la parrocchia deve essere "casa accogliente e scuola di comunione", deve potersi leggere in primo luogo nella vita del sacerdote, dei catechisti, educatori, animatori, collaboratori a diverso titolo nella vita parrocchiale, dal "cantiere parrocchiale" alla "squadra femminile" delle pulizie della Chiesa.
Sentiamo questo compito come primario e preghiamo incessantemente il Signore, perché ci faccia vincere resistenze, dubbi, chiusure, e ci apra ad una vita sempre nuova nella spirito di unità e di comunione sincera. A questo riguardo, credo che l'esperienza della rappresentazione sacra del "Nazareno", ci abbia fatto toccare con mano quanto sia possibile vivere dei momenti di integrazione tra giovani e adulti, di comunione di intenti e di fraternità non formale, ma sincera. Con gli adulti, ricordo volentieri l'esperienza dei pellegrinaggi. Primo fra tutti il pellegrinaggio in terra santa. Anche per me, come per molti di voi, fu la prima volta di un pellegrinaggio che si è rivelato da subito diverso, unico, capace di trasmettere sensazioni impronunciabili. Attraversare quei luoghi con il vangelo in mano, è stato come ripercorrere le tappe di un cammino non virtuale, ma attuale, vivo.
Il pellegrinaggio in occasione del Giubileo, ci ha permesso di vivere lo spirito penitenziale nel tono gioioso, giubileo appunto, e nei luoghi che ospitarono l'esperienza dell'ultimo santo italiano, S. Pio da Pietrelcina. Il pellegrinaggio in Umbria, ci ha portato quest'anno nei luoghi di S. Francesco e di S. Rita, occasioni propizie per rivisitare la nostra esperienza cristiana alla luce della povertà, della mitezza, della semplicità, della essenzialità. Non dimentico l'esperienza delle vacanze intelligenti trascorse in Val di Fassa nel Trentino. Alle passeggiate rigeneratrici all'aria pura, si miscelavano sapientemente alcuni tempi dedicati alla riflessione e alla preghiera. Direi che queste esperienze, sia pur vissute da un numero esiguo di persone, sono come delle belle cartoline, degli affreschi, che danno colore alla vita di una comunità, desiderosa di mettere in atto esperienze nuove e stimolanti.
La stessa festa del "Sacro Cuore" in questi anni, è stata occasione di crescita comunitaria. Una festa che abbiamo preparato e celebrato sempre con cura, sia da un punto di vista spirituale, culminata nella processione con il simulacro del Sacro Cuore, che nel tempo serale con gli spettacoli per lo più realizzati dagli stessi parrocchiani. Salutiamo con soddisfazione la nascita e il consolidamento del gruppo folk dei bambini, che ormai comincia a calcare palcoscenici di un certo rilievo, mentre ci auguriamo che alcune attività di animazione sportiva che stanno per partire ufficialmente, possano consolidarsi e così completare il quadro di proposte educative operanti nella comunità. La catechesi con gli adulti, dopo aver fatto riferimento nei primi anni esclusivamente al testo del catechismo "la verità vi farà liberi" ha seguito in questi ultimi due anni il testo dell'AC con alcune parole guida che ne tracciavano il cammino.
L'attenzione alla "Parola" è stata la costante anche nell'esperienza della presentazione del vangelo dell'anno liturgico seguita anche da molti di voi. Purtroppo l'esperienza dei gruppi di ascolto della Parola nelle famiglie è andata a rilento, sia perché io stesso non ho dato continuità di impulso, sia perché la disponibilità a formare nuovi gruppi famigliari si è arenata nell'attesa, … vedremo, … è difficile tenere l'incontro… ma poi vengono sempre i soliti… Dobbiamo avere il coraggio di scommettere di più su questa strada. Dobbiamo avere la forza di uscire dall'isolamento.
Siamo per vocazione Chiesa missionaria e non possiamo sempre nasconderci negli alibi che fanno trasparire spesso solo rifugio nella comodità dell'esistente e che non spinge ad andare oltre.
Non possiamo più limitarci alla celebrazione dell'eucaristia, all'annuncio della Parola nell'omelia. La nuova evangelizzazione ci interpella come comunità cristiana adulta e attende da noi delle risposte. Tutti possiamo fare di più, a incominciare da me. Un pensiero di gratitudine vada al Signore per alcuni doni particolari che in questo tempo ci ha voluto elargire. L'ordinazione diaconale di Paolo, nella disciplina del diaconato permanente al servizio della comunità: ti siamo grati per la tua presenza puntuale e generosa. La risposta alla chiamata vocazionale nella vita consacrata di Nicola: oggi al terzo anno di teologia e tra qualche anno, a Dio piacendo, sacerdote per la Chiesa.
La presenza dei seminaristi in parrocchia per l'esperienza pastorale: Gabriele, Giuseppe, Emanuele, Giancarlo, Paolo, Antonello ora già sacerdoti e ancora Vladimiro, Luciano, Andrea e Davide. Accompagnare questi giovani, sia pur per un tempo piuttosto limitato, affiancandosi all'itinerario formativo del Seminario, ci responsabilizza come comunità e ci edifica in un compito spesso carico di consolazioni umane e spirituali. Guardando al futuro, invito la comunità a uscire da una "religiosità delle cose e delle norme" e avvicinarsi sempre di più ad una religiosità "della persona", a cominciare da quella di Cristo. Il cristianesimo non è una serie di norme e di precetti codificati, ma una persona: Gesù, che ci introduce e ci unisce nel mistero di Dio.
Andiamo con decisione alla ricerca del volto di Cristo, nell'ascolto attento e meditato della Parola, nella contemplazione di Gesù Eucaristia, nella celebrazione della sua misericordia. Ma non dimentichiamoci che Dio ha riposto in noi la sua immagine: è nella persona che sono chiamato a leggere ogni giorno la presenza del Signore. Nelle persone che mi vogliono bene e alle quali dono il mio amore e la mia amicizia, che condividono con me le stesse tensioni umane e spirituali. Ma anche nelle persone che preferirei non incontrare, nella persona che la pensa diversamente da me, che ha dei tratti umani e spirituali non rispondenti ai miei canoni, nella persona che mi ha fatto dei torti. Questa è la strada del vangelo che è Cristo Gesù. Cercare altre soluzioni ci porterebbe lontano dalla via della vita, da quella vita che il Signore è venuto a darci in abbondanza.
Ringraziamo perciò il Signore, per quanto ci ha concesso di vivere in questi anni e chiediamo che ci illumini nel discernimento della strada da percorrere, e sostenga egli stesso le nostre povere risorse con la forza della sua grazia.




Per leggere anche l'omelia del XX° anniversario clicca qui

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Don Marco Orrù: qualche notizia sul nuovo parroco!
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MessaggioInviato: 15/09/2008 
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Località: Assemini
A don Marco i migliori auguri di buon ministero nella nostra Parrocchia, e un ricordo speciale nella preghiera...
Speriamo di continuare a crescere nella fede e nell'amore al Signore grazie al tuo esempio e al tuo aiuto.


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Re: Don Marco Orrù: qualche notizia sul nuovo parroco!
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MessaggioInviato: 16/09/2008 
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Località: Assemini
Oltre alla bellissima omelia pubblicata da Sebastian, è giusto dare qualche notizia anagrafica in più, estratta dal sito della diocesi di cagliari.

Don Marco è nato a Decimomannu il 24/12/1955. E' stato però ordinato sacerdote alla Parrocchia del Carmine in Assemini, dove risiedeva da tempo, il 10 ottobre 1981. Dal 01/10/1992 è Parroco nella Parrocchia del SACRO CUORE(QUARTU S. ELENA)
Precedentemente era stato viceparroco della Parrocchia del Carmine ad Assemini e di Sant'Elena a Quartu, dal 1988 al 1992 Parroco a Sant'Andrea Frius.

(http://www.diocesidicagliari.it/aspPages/funzioni/showSac.asp?idSac=110)


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Re: Don Marco Orrù: qualche notizia sul nuovo parroco!
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MessaggioInviato: 26/09/2008 
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Iscritto il: 15/09/2008
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L'ingresso di don Marco nella parrocchia di San Pietro è stato fissato per domenica 19 ottobre alle h.17.30.

Anna Rita.


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