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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 12/01/2009 
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http://www.totustuus.biz/archive/index.php/t-569.html

LA SILLA (sedia in spagnolo)
In un villaggio della Spagna la figlia di un uomo chiese al scaerdote di recarsi a casa sua per un momento di preghiera con suo padre perchè molto malato. Quando il sacerdote arrivò alla camera trovò questo povero uomo nel suo letto con il capo sollevato da due cuscini. C'era una sedia (silla in spagnolo) a lato del letto, per cui il sacerdote pensò che l'uomo sapesse che sarebbe venuto a trovarlo.
- Suppongo che lei mi stesse aspettando! gli disse
- No, ma chi é lei? disse l'uomo malato.
- Sono il scaerdote che sua figlia ha chiamato perché pregasse con lei. Quando sono entrato ed ho notato la sedia vuota a lato del suo letto ho pensato che lei sapesse che sarei venuto a visitarla.
- Ah sì la sedia! Le dispiace chiudere la porta? disse l'uomo malato. Il sacerdote, sorpreso, chiuse la porta. L'uomo malato proseguì: - Questo non l'ho mai detto a nessuno, però ho trascorso tutta la mia vita senza sapere come pregare. Andando in chiesa ho sempre ascoltato quanto mi veniva detto circa il rispetto della preghiera: come si deve pregare e i benefici che porta, però sempre tutto, non so, mi entra da un orecchio e mi esce dall'altro. Allora molto tempo fa abbandonai la preghiera completamente. Ho continuato così dentro di me fino a circa quattro anni fa, quando, conversando con il mio migliore amico egli mi disse "Giuseppe, la preghiera è semplicemente avere una conversazione con Gesù, ti suggerisco di fare così. Ti siedi su una sedia e collochi un'altra sedia vuota davanti a te: quindi con fede guardi Gesù seduto davanti a te. Non è una scemenza farlo, poiché Lui stesso disse "Io sarò sempre con voi". Quindi parlagli ed ascoltalo come stai facendo con me ora. Così ho fatto una volta e mi è piaciuto talmente che ho continuato a farlo per almeno un paio d'ore al giorno da allora. Presto sempre molta attenzione a non farmi vedere da mia figlia, altrimente mi internerebbe subito in un manicomio. Il sacerdote provò una grande emozione ascoltando tutto questo e disse a Giuseppe che ciò che faceva era qualcosa di molto buono e che non avrebbe dovuto mai smettere di farlo. Quindi pregò con lui, gli impartì la benedizione e tornò alla sua parrocchia. Due giorni dopo la figlia di Giuseppe chiamò il sacerdote per dirgli che suo padre era morto. Il sacerdote chiese "E' morto in pace?". “Sì, quando io sono uscita di casa verso le due del pomeriggio egli mi chiamò, andai da lui e lo vidi nel suo letto. Mi disse che mi amava tanto e mi dette un bacio. Quando un'ora dopo sono ritornata l'ho trovato morto. C'é tuttavia qualcosa di strano perchè proprio prima di morire si avvicinò alla sedia che era a lato del suo letto ed appoggiò la testa su di essa e infatti così l'ho trovato. Che cosa crede lei che possa significare questo?” Il sacerdote, profondamente commosso, si asicugò le lacrime dell'emozione e le rispose "MAGARI TUTTI NOI POTESSIMO ANDARCENE IN QUESTO MODO!"


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 19/01/2009 
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Cari amici, vi ricopio questo interessante racconto, perché penso che non sia poi così difficile cadere nello stesso peccato di questo povero frate: a volte la vergogna supera il coraggio... C'è bisogno di parlarne!

RACCONTA UN ARCIVESCOVO...

Mons. Antonio Pierozzi, Arcivescovo di Firenze, famoso per la sua pietà e dottrina, nei suoi scritti narra un fatto, verificatosi ai suoi tempi, verso la metà del XV secolo, che seminò grande sgomento nell'Italia settentrionale.

All'età di diciassette anni, un ragazzo aveva tenuto nascosto in Confessione un peccato grave che non osava confessare per vergogna. Nonostante questo, si accostava alla Comunione, ovviamente in modo sacrilego.
Tormentato sempre più dal rimorso, invece di mettersi in grazia di Dio, cercava di supplire facendo grandi penitenze. Alla fine decise di farsi frate. "Là - pensava - confesserò i miei sacrilegi e farò penitenza di tutte le mie colpe".
Purtroppo, il demonio della vergogna riuscì anche là a non fargli confessare con sincerità i suoi peccati e così trascorsero tre anni in continui sacrilegi. Neanche sul letto di morte ebbe il coraggio di confessare le sue gravi colpe.
I suoi confratelli credettero che fosse morto da santo, perciò il cadavere del giovane frate fu portato in processione nella chiesa del convento, dove rimase esposto fino al giorno dopo.
AI mattino, uno dei frati, che era andato a suonare la campana, tutto a un tratto si vide comparire davanti il morto circondato da catene roventi e da fiamme.
Quel povero frate cadde in ginocchio spaventato. II terrore raggiunse il culmine quando sentì: "Non pregate per me, perché sono all'inferno!"... e gli raccontò la triste storia dei sacrilegi.
Poi sparì lasciando un odore ripugnante che si sparse per tutto il convento.
I superiori fecero portare via il cadavere senza i funerali.

http://www.medjugorje.altervista.org/do ... fatti.html


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 26/01/2009 
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«O religione o bastone; lo dirò a Londra».

Nel 1863 vennero a visitare Don Bosco due signori inglesi, uno dei queli era ministro della regina Vittoria. Entrando nella sala dove più di duecento giovani stavano studianto in perfetto silenzio, i due signori si meravigliarono e chiesero a Don Bosco il segreto di quel magnifico comportamento. Don Bosco rispose che il segreto era non nei castighi o nella disciplina, ma nella confessione e nella comunione frequente.
«Peccato, rispose il ministro inglese, che noi non abbiamo questi strumenti».
E Don Bosco aggiunse:
«Se non si usano i sacramenti, allora bisogna usare la forza».
«E' vero, concluse il ministro, o religione o bastone; lo dirò a Londra».

http://www.qumran2.net/ritagli/ritaglio.pax?id=3791


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 28/01/2009 
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“I fedeli devono credere gli articoli del Simbolo (il Credo), affinché credendo obbediscano a Dio; obbedendo vivano onestamente; vivendo onestamente purifichino il loro cuore; e, purificato il loro cuore, comprendano quanto credono".

Sant’Agostino


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 01/02/2009 
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Felice di vivere!

(tratto da: Angelo Comastri, Dio è Amore)

Non molto tempo fa ho avuto un incontro indimenticabile. Erano le dieci di sera: avevo appena terminato la preghiera serale e la piazza del Santuario di Loreto si animava di voci, di saluti, di sorrisi e di "buona notte".
Mi accosto ad una culletta sostenuta dalle braccia robuste di un barelliere. Ma non vedo un bambino bensì una donna adulta: un piccolissimo corpo (58 centimetri!) con un volto splendidamente sorridente. Tendo la mano per salutare, ma l'ammalata con gentilezza mi risponde: «Padre non posso darle la mano, perché potrebbe fratturarmi le dita: io soffro di osteogenesi imperfetta e le mie ossa sono fragilissime. Voglia scusarmi». Non c'era nulla da scusare, evidentemente.
Rimasi affascinato dalla serenità e dalla dolcezza dell'ammalata e volevo sapere qualcosa di più della sua vita. Mi prevenne e mi disse: «Padre, sotto il cuscino della mia culletta c'è un piccolo diario. E' la mia storia! Se ha tempo, può leggerla». Presi i fogli e lessi il titolo: Felice di vivere! I miei occhi tornarono a guardare quel mistero di gioia crocifissa e domandai: «Perché sei felice di vivere? Puoi anticiparmi qualcosa di quello che hai scritto?». Ecco la risposta che consegno alla vostra meditazione.
L'ammalata mi disse: «Anticiparmi qualcosa di quello che hai scritto? Padre, lei vede le mie condizioni... ma la cosa più triste è la mia storia! Potrei intitolarla così: abbandono! Eppure sono felice, perché ho capito qual è la mia vocazione. Si, è la mia vocazione!
Io, per un disegno d'amore del Signore, esisto per gridare a coloro che hanno la salute: "Non avete il diritto di tenerla per voi, la dovete donare a chi non ce l'ha, altrimenti la salute marcirà nell'egoismo e non vi darà la felicità!"
Io esisto per gridare a coloro che si annoiano: "Le ore in cui voi vi annoiate... mancano a qualcuno che ha bisogno di affetto, di cure, di premure, di compagnia; se non regalerete quelle ore, esse marciranno e non vi daranno la felicità".
Io esisto per gridare a coloro che vivono di notte e corrono da una discoteca all'altra: "Quelle notti, sappiatelo!, mancano, drammaticamente mancano a tanti ammalati, a tanti anziani, a tante persone sole che aspettano una mano che asciughi una lacrima: quelle lacrime mancano anche a voi, perché esse sono il seme della gioia vera! Se non cambierete vita non sarete mai felici!"».
Io guardavo l'ammalata, che parlava dal suo pulpito autorevole: il pulpito del dolore! Non osavo commentare, perché tutto era stupendamente e drammaticamente vero. L'ammalata aggiunse: «Padre, non è bella la mia vocazione?».


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 02/02/2009 
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Dal "Diario" di S.Faustina Kowalska

"Oggi è venuto da me il Signore e ha detto:
«Figlia Mia, aiutaMi a salvare le anime. Andrai da un peccatore agonizzante e reciterai la coroncina e con ciò gli otterrai la fiducia nella Mia Misericordia, poiché è già nella disperazione».
Improvvisamente mi trovai in una capanna sconosciuta, dove stava agonizzando fra dolori tremendi un uomo già avanti negli anni. Attorno al letto c'era una moltitudine di demoni e la famiglia in lacrime. Appena cominciai a pregare, gli spiriti delle tenebre si dispersero con sibili indirizzando minacce contro di me. Quell'anima si rasserenò e piena di fiducia si addormentò nel Signore.
Nello stesso istante mi ritrovai nella mia stanza. Come ciò avvenga, non lo so.

Dal "Diario" di Santa Faustina Kowalska, ed.LEV, pag.589


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 07/02/2009 
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Cari amici, spesso ci troviamo a "discutere" con amici e conoscenti, sull'esistenza di Dio.
Sembra strano, ma la ragione a volte viene messa clamorosamente a tacere... Perciò mi pare utile far conoscere (a chi non le conosce ancora) le famose "cinque vie" di san Tommaso d'Aquino, alcune delle quali sono abbastanza semplici da spiegare ai nostri interlocutori.

Poiché l'esistenza di Dio non è evidente, come invece è evidente che noi esistiamo e che il mondo esiste, la sua esistenza può essere dimostrata risalendo dagli effetti alla causa (per esempio: se io ho lasciato la porta chiusa e poi la trovo aperta, pur non avendo visto chi l'ha aperta, sono sicuro che qualcuno o qualcosa certamente l'ha aperta).

Ecco il testo di S. Tommaso, che risponde alla domanda se Dio esiste.

Che Dio esiste può essere provato attraverso cinque vie.
La prima e la più evidente è quella che è desunta dal moto. È certo infatti, e consta dai sensi, che in questo mondo alcune cose si muovono. Ora, tutto ciò che si muove è mosso da altro. Nulla infatti si trasmuta che non sia in potenza rispetto al termine del movimento, mentre ciò che muove, muove in quanto è in atto. Muovere infatti non significa altro che trarre qualcosa dalla potenza all’atto; e nulla può essere ridotto dalla potenza all’atto se non da parte di un ente che è già in atto. Come il fuoco, che è caldo attualmente, rende caldo in atto il legno, che era caldo solo potenzialmente, e così lo muove e lo altera. Ora, non è possibile che una stessa cosa sia simultaneamente e sotto lo stesso aspetto in atto e in potenza, ma lo può essere soltanto sotto diversi rapporti: come ciò che è caldo in atto non può essere insieme caldo in potenza, ma è insieme freddo in potenza. È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova se stessa. È quindi necessario che tutto ciò che si muove sia mosso da altro. Se dunque l’ente che muove è anch’esso soggetto a movimento, bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e così via. Ma non si può in questo caso procedere all’infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, dato che i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore, come il bastone non muove se non in quanto è mosso dalla mano. Quindi è necessario arrivare a un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.
* * *
La seconda via parte dalla nozione di causa efficiente. Troviamo infatti che nel mondo sensibile vi è un ordine tra le cause efficienti; ma non si trova, ed è impossibile, che una cosa sia causa efficiente di se medesima: perché allora esisterebbe prima di se stessa, cosa inconcepibile. Ora, un processo all’infinito nelle cause efficienti è assurdo. Infatti in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell’intermedia, e l’intermedia è causa dell’ultima, siano molte le intermedie o una sola; ma eliminata la causa è tolto anche l’effetto: se dunque nell’ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l’ultima, né l’intermedia. Ma procedere all’infinito nelle cause efficienti equivale a eliminare la prima causa efficiente: e così non avremo neppure l’effetto ultimo, né le cause intermedie, il che è evidentemente falso. Quindi bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.
* * *
La terza via è presa dal possibile [o contingente] e dal [/b]necessario[/b], ed è questa. Tra le cose ne troviamo alcune che possono essere e non essere: infatti certe cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che tutto ciò che è di tale natura esista sempre, poiché ciò che può non essere, prima o poi non è. Se dunque tutte le cose [esistenti in natura sono tali che] possono non esistere, in un dato momento nulla ci fu nella realtà. Ma se ciò è vero, anche ora non esisterebbe nulla, poiché ciò che non esiste non comincia a esistere se non in forza di qualcosa che esiste. Se dunque non c’era ente alcuno, è impossibile che qualcosa cominciasse a esistere, e così anche ora non ci sarebbe nulla, il che è evidentemente falso. Quindi non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualcosa di necessario. Ma tutto ciò che è necessario o ha la causa della sua necessità in un altro essere, oppure non l’ha. D’altra parte negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità non si può procedere all’infinito, come neppure nelle cause efficienti, come si è dimostrato. Quindi bisogna porre l’esistenza di qualcosa che sia necessario di per sé, e non tragga da altro la propria necessità, ma sia piuttosto la causa della necessità delle altre cose. E questo essere tutti lo chiamano Dio.
* * *
La quarta via è presa dai gradi che si riscontrano nelle cose. È evidente infatti che nelle cose troviamo il bene, il vero, il nobile e altre simili perfezioni in un grado maggiore o minore. Ma il grado maggiore o minore viene attribuito alle diverse cose secondo che esse si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto: come più caldo è ciò che maggiormente si accosta a ciò che è sommamente caldo. Vi è dunque un qualcosa che è sommamente vero, e sommamente buono, e sommamente nobile, e di conseguenza sommamente ente: poiché, come dice Aristotele [Met. 2, 1], ciò che è massimo in quanto vero è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere è causa di tutte le realtà appartenenti a quel genere: come il fuoco, che è caldo al massimo grado, è la causa di ogni calore, sempre secondo Aristotele [l. cit.]. Quindi vi è qualcosa che per tutti gli enti è causa dell’essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo essere lo chiamiamo Dio.
* * *
La quinta via è desunta dal governo delle cose. Vediamo infatti che alcune cose prive di conoscenza, come i corpi naturali, agiscono per un fine, come appare dal fatto che agiscono sempre o quasi sempre allo stesso modo per conseguire la perfezione: per cui è evidente che raggiungono il loro fine non a caso, ma in seguito a una predisposizione. Ora, ciò che è privo di intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dall’arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente dal quale tutte le realtà naturali sono ordinate al fine: e questo essere lo chiamiamo Dio.


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 11/02/2009 
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Lettera di Benedetta Bianchi Porro, già molto malata, ad un giovane disperato

Caro Natalino,
in «Epoca» è stata riportata una tua lettera. Attraverso le mani, la mamma me l'ha letta. Sono sorda e cieca, perciò le cose, per me, diventano abbastanza difficoltose.
Anch'io come te, ho ventisei anni, e sono inferma da tempo. Un morbo mi ha atrofizzata, quando stavo per coronare i miei lunghi anni di studio: ero laureanda in medicina a Milano. Accusavo da tempo una sordità che i medici stessi non credevano all'inizio. Ed io andavo avanti così non creduta e tuffata nei miei studi che amavo disperatamente. Avevo diciassette anni quando ero già iscritta all'Università.
Poi il male mi ha completamente arrestata quando avevo quasi terminato lo studio: ero all'ultimo esame. E la mia quasi laurea mi è servita solo per diagnosticare me stessa, perché ancora (fino allora) nessuno aveva capito di che si trattasse.
Fino a tre mesi fa godevo ancora della vista; ora è notte. Però nel mio calvario non sono disperata. lo so che in fondo alla via Gesù mi aspetta.
Prima nella poltrona, ora nel letto che è la mia dimora ho trovato una sapienza più grande di quella degli uomini. Ho trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza, fino alla consumazione dei secoli.
Fra poco io non sarò più che un nome; ma il mio spirito vivrà qui fra i miei, fra chi soffre, e non avrò neppure io sofferto invano.
E tu, Natalino, non sentirti solo. Mai. Procedi serenamente lungo il cammino del tempo e riceverai luce, verità: la strada sulla quale esiste veramente la giustizia, che non è quella degli uomini, ma la giustizia che Dio solo può dare.
Le mie giornate non sono facili; sono dure, ma dolci, perché Gesù è con me, col mio patire, e mi dà soavità nella solitudine e luce nel buio.
Lui mi sorride e accetta la mia cooperazione con Lui.
Ciao, Natalino, la vita è breve, passa velocemente. Tutto è una brevissima passerella, pericolosa per chi vuole sfrenatamente godere, ma sicura per chi coopera con Lui per giungere in Patria.
Ti abbraccio. Tua sorella in Cristo, Benedetta

(Benedetta Bianchi Porro, "Oltre il silenzio. Diari e lettere")

http://www.qumran2.net/ritagli/ritaglio.pax?id=3746


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