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Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 28/10/2008 
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Ecco una semplice poesia che mi piace tanto, del poeta romano Trilussa. Spero piaccia anche a voi.

La solitudine

Quand'ero ragazzino, mamma mia
me diceva: "Ricordati fijolo,
quando te senti veramente solo
tu prova a recita' n'Ave Maria,
l'anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe' maggìa".
Ormai so' vecchio, er tempo m'è volato;
da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
io prego la Madonna benedetta
e l'anima da sola pija er volo!



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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 04/11/2008 
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E' molto bella questa poesia, grazie Loren! :)

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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 04/11/2008 
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Grazie, Sebastian, per la tua approvazione, e grazie soprattutto al poeta Trilussa!

Oggi vorrei inserire questa pagina, tratta dal Diario di santa Faustina Kowalska (pag. 138), che mi ha sempre edificato e mi fa capire come il demonio non può niente contro di noi, se ci affidiamo pienamente a Gesù.

9 ottobre 1934 - Adorazione notturna del giovedì

Ho fatto l'adorazione notturna dalle undici alle dodici. Questa adorazione l'ho fatta per la conversione dei peccatori induriti, ma specialmente per quelli che hanno perduto la speranza nella Misericordia di Dio. Ho considerato quanto ha sofferto Dio e quanto è grande l'amore che ci ha dimostrato e noi non crediamo che Dio ci ama così. O Gesù, chi comprende questo? Che dolore per il nostro Salvatore e con che cosa può convincerci del Suo amore, se la Sua stessa morte non riesce a convincerci?

Ho pregato tutto il cielo ad unirsi a me per compensare il Signore dell'ingratitudine di certe anime. Gesù mi ha fatto conoscere quanto Gli è gradita la preghiera riparatrice. Mi ha detto:

"La preghiera di un'anima umile ed amante placa l'ira del Padre Mio ed attira un mare di benedizioni".

Finita l'adorazione, a metà strada verso la cella, fui circondata da un gran branco di cani neri, alti, che saltavano ed ululavano, mostrando chiaramente l'intenzione di sbranarmi. M'accorsi però che non erano cani, ma demoni. Uno di loro disse con rabbiosa malvagità: "Dato che questa notte ci hai portato via tante anime, ora noi ti facciamo a pezzi":

Risposi: "Se questa è la volontà di Dio misericordiosissimo, fatemi pure a pezzi, poiché l'ho giustamente meritato, essendo la più misera delle peccatrici, ma Dio è sempre santo, giusto ed infinitamente misericordioso".

A queste parole risposero tutti insieme i demoni: "Fuggiamo, perché non è sola, ma c'è con lei l'Onnipotente". E scomparvero come la polvere, come un rumore che giunge dalla strada, mentre io tranquillamente, continuando il Te Deum, andai in cella riflettendo sull'infinita ed insondabile Misericordia divina.


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 18/11/2008 
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Carissimi, oggi vi ricopio questo scritto di santa Faustina, che a me sembra molto consolante, per chi come noi è desideroso di raggiungere la santità…

10 gennaio
Dio e l'anima...

DIALOGO FRA GESU’ MISERICORDIOSO E L'ANIMA CHE TENDE VERSO LA PERFEZIONE

- Gesù: « Mi sono graditi i tuoi sforzi, o anima che tendi alla perfezione, ma perché ti vedo così spesso triste ed abbattuta? Dimmi, bambina Mia, che significa questa tristezza e quale ne è la causa? ».

- L'anima: « La causa della mia tristezza, Signore, proviene dal fatto che, nonostante i miei propositi sinceri, cado continuamente e sempre negli stessi difetti. La mattina faccio i propositi, e la sera vedo quanto sono andata lontano da tali propositi ».

- Gesù: « Vedi, bambina Mia, quello che sei per te stessa. La causa delle tue cadute dipende dal fatto che conti troppo su te stessa e ti appoggi troppo poco su di Me. Ma questo non deve rattristarti eccessivamente, hai a che fare con un Dio misericordioso; la tua miseria non Lo esaurisce, del resto non ho limitato il numero delle volte in cui posso perdonarti ».

- L'anima: « Si, conosco tutto ciò, ma mi assalgono grandi tentazioni e vari dubbi sorgono in me ed inoltre tutto mi irrita e mi scoraggia ».

- Gesù: « Sappi, bambina Mia, che l'ostacolo più grande alla santità è lo scoraggiamento e l'inquietudine ingiustificata, che ti toglie la possibilità di esercitarti nelle virtù. Tutte le tentazioni messe assieme non dovrebbero turbarti la pace interiore nemmeno per un istante e l'irritabilità e lo scoraggiamento sono frutto del tuo amor proprio. Non devi scoraggiarti, ma cercare di far regnare il Mio amore al posto del tuo amor proprio. Perciò fiducia, bambina Mia, non devi scoraggiarti, ma venire a chiedere il perdono a Me, dato che Io sono sempre disposto a perdonarti. Ogni volta che Me lo chiedi, esalti la Mia Misericordia ».

- L'anima: «Io conosco ciò che è più perfetto e ciò che a Te piace di più, ma incontro grandi ostacoli nell'eseguire ciò che conosco».

- Gesù: « Bambina Mia, la vita su questa terra è una lotta ed una grande lotta per il Mio regno, ma non temere, non sei sola. Io ti sostengo sempre, quindi appoggiati al Mio braccio e combatti senza aver paura di nulla. Prendi il recipiente della fiducia ed attingi alla sorgente della vita, non solo per te, ma pensa anche alle altre anime, e specialmente a quelle che non hanno fiducia nella mia bontà ».

- L'anima: « Signore, sento che il mio cuore si riempie del Tuo amore, che i raggi della Tua Misericordia e del Tuo amore sono penetrati nella mia anima. Eccomi, Signore, che vengo per rispondere alla Tua chiamata. Ecco, vado alla conquista delle anime, sostenuta dalla Tua grazia; sono pronta a seguirTi, Signore non solo sul Tabor, ma anche sul Calvario. Voglio condurre le anime alla sorgente della Tua Misericordia, affinché su tutte le anime si rifletta lo splendore dei Tuoi raggi misericordiosi e si riempia la casa del Padre. E quando il nemico comincerà a lanciare i suoi proiettili contro di me, mi riparerò dietro lo scudo della Tua Misericordia».
(dal Diario di Santa Faustina, Quaderno V, pag. 492)


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 07/12/2008 
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Cari amici, oggi voglio farvi conoscere (a chi non la conosce già...) la magnifica storia di un magnifico cane apparso nella vita di don Bosco.


Un cane all’Oratorio di don Bosco:
il “cane grigio”.


Sono molte le situazioni che nella storia di don Bosco lasciano perplessi e stupiti, perché a nessuno verrebbe in mente di prendere in considerazione episodi e fatti che invece sono molti a testimoniare, perché vissuti in prima persona.
Una di questa è la presenza del “cane Grigio, el Gris” come veniva chiamato abitualmente da don Bosco, da Mamma Margherita, dai ragazzi all’Oratorio di Valdocco dei primi tempi.

La cosa desta in un primo momento curiosità; poi stupore e alla fine ci si arrende perché non si sa come umanamente spiegare le cose.

Leggiamo nelle Memorie di don Bosco quanto segue-

"Il cane Grigio è stato oggetto di molte discussioni e di varie supposizioni. Non pochi di voi l'hanno visto e anche accarezzato. Ora io lascio da parte le strane storie che si raccontano su questo cane, ed espongo ciò che è la pura verità.
"I frequenti brutti scherzi da cui ero preso di mira mi consigliavano a non camminare da solo nell'andare e venire dalla città di Torino. A quel tempo l'ospedale psichiatrico era l'ultimo edificio della città. Di lì, scendendo verso l'Oratorio, c'era un lungo tratto di campagna ingombra di cespugli e di acacie.
"Una sera oscura, piuttosto sul tardi, venivo a casa solo soletto, non senza un po' di paura, quando mi vidi accanto un grosso cane che a prima vista mi spaventò. Ma non ringhiò contro di me, anzi mi fece le feste come se fossi il suo padrone. Abbiamo fatto amicizia e mi accompagnò fino all'Oratorio. Ciò che avvenne quella sera si ripeté molte altre volte. Posso dire che il Grigio mi ha aiutato parecchie volte in maniera straordinaria. Esporrò alcuni fatti.
Sul finire del novembre 1854, una sera nebbiosa e piovosa, venivo solo dalla città. Per non percorrere un lungo tratto disabitato, discendevo per la via che al santuario della Consolata porta all'Opera del Cottolengo. A un tratto mi accorsi che due uomini camminavano a poca distanza da me. Acceleravano o rallentavano il passo ogni volta che io acceleravo o rallentavo. Tentai di portarmi dalla parte opposta per evitare di incontrarli, ma essi lestamente si riportarono davanti a me. Provai a tornare indietro, ma era troppo tardi: con due balzi improvvisi, in silenzio, mi gettarono un mantello sulla testa. Mi sforzai di non lasciarmi avviluppare nel mantello, ma non ci riuscii. Uno tentò di turami la bocca con un fazzoletto. Volevo gridare, ma non ci riuscivo più. In quel momento apparve il Grigio. Urlando si lanciò con le zampe contro la faccia del primo, poi azzannò l'altro. Ora dovevano pensare al cane prima che a me.
"- Chiami questo cane! - gridarono tremanti.
"- Lo chiamo se mi lasciate andare in pace.
"- Lo chiami subito! - implorarono.
"Il Grigio continuava a urlare come un lupo arrabbiato. Andarono via lesti, e il Grigio, standomi a fianco, mi accompagnò fino all'Opera del Cottolengo.
Mi ripresi allo spavento, e gradii molto una bevanda che i religiosi mi offrirono con carità. Quindi, ben scortato, tornai a casa.

"Tutte le sere in cui non ero accompagnato, entrato tra gli alberi, vedevo spuntare il Grigio da qualche punto della strada. I giovani dell'Oratorio lo videro molte volte. Una sera entrò nel cortile e fu il protagonista di una lunga scena. Qualcuno lo voleva allontanare con un bastone, altri con dei sassi. Giuseppe Buzzetti intervenne.
"- Non fategli del male. È il cane di don Bosco.
"Allora si misero ad accarezzarlo e a fargli festa. Lo accompagnarono da me. Ero in refettorio e facevo cena con alcuni preti e con mia madre. Lo guardarono tutti sbigottiti.
"- Non temete, dissi, è il mio Grigio. Lasciatelo venire.
"Difatti, compiendo un largo giro intorno alla tavola, mi venne vicino tutto festoso. Gli feci una carezza e gli offrii minestra, pane e companatico. Rifiutò tutto.
"- Allora cosa vuoi? - mormorai. Egli mosse le orecchie e agitò la coda. - Se non vuoi mangiare, va' in pace - dissi.
"Egli, sempre festoso, appoggiò la testa sulla mia tovaglia come volesse parlare e augurarmi buona sera. Poi si lasciò accompagnare dai ragazzi, allegri e meravigliati, fuori della porta. Mi ricordo che quella sera ero venuto a casa tardi, e un amico mi aveva portato nella sua carrozza.

"L'ultima volta che vidi il Grigio fu nel 1866, mentre mi recavo da Morialdo a Moncucco a casa di Luigi Moglia, mio amico. Il parroco di Buttigliera mi aveva voluto accompagnare per un tratto di strada, e così la notte mi sorprese a metà cammino.
" - Se ci fosse qui il mio Grigio - dissi tra me - sarei molto più tranquillo.
"Subito dopo mi arrampicai su per un prato ripido, per godermi l'ultimo sprazzo di luce. In quel momento il Grigio mi venne incontro con gran festa, e mi accompagnò per il resto della strada, cioè per tre chilometri.
"Giunto alla casa dei Moglia, dov'ero atteso, videro il mio cane e m pregarono di passare dietro la casa, perché il Grigio non facesse baruffa con i due cani che erano nel cortile.
" - Si sbranerebbero a vicenda - mi disse Luigi Moglia.
"Parlai a lungo con tutta la famiglia, poi andammo a cena, e il mio Grigio fu lasciato in un anglo. Quando finimmo di cenare, Luigi disse:
" - Bisogna portare da cena anche al Grigio.
"Preso un poco di cibo, lo portammo al cane. Lo cercammo in ogni angolo della casa, ma non c'era più. Si meravigliarono tutti, perché le porte e le finestre erano chiuse, e i cani nel cortile non avevano dato alcun segno della sua uscita,. Cercammo anche nelle stanze dei piani superiori, ma nessuno lo trovò.
"È questa l'ultima notizia che ebbi del Grigio, il cane che è stato argomento di tante ricerche e discussioni. Non potei mai conoscere il suo padrone. So soltanto che quell'animale, in tanti pericoli, fu per me una vera provvidenza.
"


http://www.redentoresalesianibari.it/ar ... nBosco.doc


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 08/12/2008 
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"Il silenzio è una spada nella lotta spirituale; non raggiungerà mai la santità un'anima ciarliera. Questa spada del silenzio reciderà nettamente tutto ciò che volesse attaccarsi all'anima.

Siamo sensibili alle parole ed intendiamo rispondere subito con sensibilità, e non consideriamo se sia volontà di Dio che noi rispondiamo. L'anima silenziosa è forte; nessuna avversità le reca danno, se persevera nel silenzio. L'anima silenziosa è idonea alla più profonda unione con Dio; essa vive quasi di continuo sotto il soffio dello Spirito Santo.

In un'anima silenziosa Iddio opera senza impedimenti."

dal diario di Santa Faustina Kowalska, pag. 194


Questo pensiero mi ricorda tutte le volte in cui don Zara ci diceva che è meglio una parola non detta che una di troppo… perché quando ci lasciamo sfuggire una parola contro qualcuno, non possiamo più rimediare. Come dire: contiamo fino a dieci...


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 10/12/2008 
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Invio una poesia di sant'Agostino che imparai a memoria dal tiolo . Tu eri dentro di Me Tardi Ti amai, o bellezza tanto antica e cosi' nuova, tardi io Ti amai. Ed ecco che Tu eri dentro ed io fuori e li' Ti cercavo, gettandomi , brutto,su queste cose belle fatte da Te. Tu eri con me,ma io non ero con Te: mi tenevano lontano le creature,che, se non fossero in Te non sarebbero . Tu mi hai chiamato,hai gridato,hai vinta la mia sordità. Tu hai balenato,hai sfolgorato,hai dissipato la mia cecità. Tu hai sparso il Tuo profumo,io l'ho respirato e ora anelo a Te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete. Mi hai toccato e ardo dal desiderio della Tua Pace. Benius


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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Sero te amavi, pulchritudo tam antiqua et tam nova, sero te amavi! Et ecce intus eras et ego foris et ibi te quaerebam et in ista formosa, quae fecisti, deformis irruebam. Mecum eras, et tecum non eram. Ea me tenebant longe a te, quae si in te non essent, non essent. Vocasti et clamasti et rupisti surdidatem meam, coruscasti, splenduisti et fugasti caecitatem meam; fragrasti, et duxi spiritum et anhelo tibi, gustavi et esurio et sitio tetigisti me, et exarsi in pacem tuam. (dalle Confessioni di Sant'Agostino libro X,27)


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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Natale: la storia di un Bambino.

Questa è una storia vera accaduta in Ungheria, al tempo delle terribili persecuzioni comuniste contro la fede.
Alla scuola comunale, l’istitutrice è una atea militante che non perde nessuna occasione per seminare dubbi nei cuori dei bambini che, quasi tutti, vengono da famiglie praticanti.
Una dei bambini, Angela, di 10 anni, si distingue per la grande fede e diventa il bersaglio della istitutrice. Un giorno, questa donna inventa un nuovo metodo per estrarre ogni barlume di fede dal cuore di questi bambini innocenti. Domanda a Angela :
- Quando i tuoi genitori ti chiamano, che fai?
- Vado da loro, risponde la bambina.
- E quando chiamano lo spazzacamino, che succede?
- Arriva lo spazzacamino.
- Bene figlia mia, viene perché esiste! Tu vieni perché esisti. Ma supponiamo che i tuoi genitori chiamino tua nonna che è morta, pensi che verrà?
- No, non credo che verrà.
- Brava! E se chiamano cappuccetto rosso o barbablu, che succederà?
- Non verrà nessuno perché si tratta di favole.
- Perfetto! Vedete dunque, bambini, che i viventi, quelli che esistono, rispondono a coloro che li chiamano, e coloro che non rispondono, non vivono più oppure hanno smesso di esistere. E’ chiaro, vero?
- Sì, risponde tutta la classe con voce timida.
- Tu Angela, credi che il Bambino Gesù ti senta quando lo chiami?
La piccola risponde con un fervore improvviso, indovinando il tranello:
- Sì, credo che mi senta!
- Bene, facciamo allora un piccolo esperimento. Se il Bambino Gesù esiste, udrà la vostra chiamata. Gridate allora tutti insieme, a voce alta: "Vieni Gesù Bambino!"
Dopo un lungo silenzio durante il quale l’istitutrice assapora lo smarrimento dei bambini, Angela si lancia in mezzo alla classe e grida :
- Ebbene sì, noi lo chiameremo. Tutti insieme, "Vieni Gesù Bambino!"
Tutti gli scolari si alzano e gridano, pieni di speranza:
- "Vieni Gesù Bambino!"
Tutti i bambini guardavano Angela, quando di colpo la porta si aprì senza rumore. "Tutta la luce del giorno si raccolse improvvisamente verso la porta. Questa luce cresceva e aumentava e divenne un globo di fuoco.
All’inizio i bambini ebbero paura, ma il globo si aprì e dentro apparve un bellissimo bambino come non ne avevano mai visto uno. Il bambino sorrideva loro senza dire una parola. La sua presenza era dolcissima. Vestito di bianco, sembrava un piccolo sole. Era lui che produceva la luce. Non disse niente, sorrideva soltanto; poi disparve nel globo di luce che si dissolveva poco a poco, secondo le testimonianze dei bambini.
La porta si richiuse da sola dolcemente.
Inondati di gioia, i bambini non potevano parlare. Ma un grido stridulo ruppe il silenzio. Hagarde, l’istitutrice urlava : "È venuto! è venuto!" Poi scappò sbattendo la porta. Angela disse semplicemente: "Vedete, lui esiste!" Il cappellano dell’epoca dopo interrogò ciascun bambino e dichiarò sotto giuramento che i bambini non si contraddicevano. D’altra parte i bambini trovavano questo quasi normale e uno di loro affermò: "Poiché eravamo in difficoltà, bisognava bene che Gesù bambino venisse a cavarci dagli impicci!" L’istitutrice abbandonò il suo lavoro per motivi di salute mentale. Ripeteva continuamente: "È venuto! È venuto!"


Il racconto è tratto dal libro "Chi comprenderà il cuore di Dio? " di M.Dominique Moliniè


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Re: Poesie, racconti, articoli...
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MessaggioInviato: 02/01/2009 
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Sentite che bella descrizione della Madonna, che ha fatto Melania Calvat, una dei due veggenti delle apparizioni di La Salette! E’ qualcosa di splendido! Fa desiderare di andare in Paradiso solo per vederla, la nostra dolce Madre!

DESCRIZIONE DELLA MADONNA SECONDO MELANIA CALVAT

“La Vergine Santissima era molto alta e ben proporzionata. Sembrava essere tanto leggera che sarebbe bastato un soffio a farla muovere, però era immobile e molto stabile. La sua fisionomia era maestosa, imponente come sono i signori di questa terra. Imponeva una timidezza rispettosa, mentre la Sua maestà, che imponeva rispetto misto ad amore, attirava a Lei. Il Suo sguardo era dolce e penetrante, i Suoi occhi sembrava che parlassero con i miei, ma la conversazione proveniva da un profondo e vivo sentimento d’amore verso questa attraente bellezza che mi liquefaceva. La dolcezza del Suo sguardo, l’aria di bontà incomprensibile facevano intendere e sentire che Ella attirava a sé per donarsi. Era un’espressione d’amore che a parole non si può esprimere e nemmeno con le lettere dell’alfabeto.
L’abito della Vergine SS. era bianco e argentato, molto splendente. Non aveva nulla di materiale, era fatto di Luce e di Gloria, variato e scintillante. Sulla terra non vi sono espressioni né paragoni da poter fare. La Vergine SS. era tutta bella e tutta fatta d’amore. Guardandola, io languivo per fondermi in Lei. Dai Suoi ornamenti, come dalla Sua Persona, da tutto trapelava la maestà, lo splendore, la magnificenza fulgente, celeste, fresca, nuova come una vergine. Sembrava che la parola amore sfuggisse dalle Sue labbra argentee e pure. Aveva l’apparenza di una mamma affettuosa, piena di bontà, di amabilità, di amore per noi, di compassione e di misericordia. La corona di rose che portava sulla testa era così bella, così brillante da non potersene fare un’idea. Le rose, di diversi colori, non erano di questa terra. Era un insieme di fiori che circondava il capo della Vergine SS. proprio in forma di corona; ma le rose cambiavano e si ricambiavano. Poi, dal centro di ogni rosa, usciva una luce così bella che rapiva, e faceva sì che la loro bellezza risplendesse. Dalla corona di rose uscivano come dei rami d’oro e tanti piccoli fiori misti a brillanti. Il tutto formava un diadema che da solo brillava più del nostro sole terreno.
La Vergine portava una preziosissima Croce sospesa al collo. Questa croce sembrava d’oro; dico d’oro per non dire un pezzo d’oro. A volte ho visto degli oggetti dorati con alcune sfumature, ciò che faceva ai miei occhi un effetto più di un semplice pezzo d’oro. Su questa bella Croce piena di luce, vi era il Cristo Nostro Signore con le braccia stese sulla Croce. Quasi alle due estremità della Croce, vi erano da una parte un martello e dall’altra una tenaglia. Il Cristo era color carne naturale ma riluceva con grande splendore, e la luce che usciva da tutto il Suo corpo sembrava come dardi lucentissimi che mi infiammavano il cuore per il desiderio di perdermi in Lui. A volte il Cristo sembrava morto, aveva la testa inclinata e il corpo rilassato, quasi cadesse se non fosse stato trattenuto dai chiodi che lo fissavano sulla Croce. Io ne avevo una viva compassione.
Avrei voluto comunicare al mondo intero il Suo amore sconosciuto e infondere nelle anime dei mortali, il più sentito amore e la più viva riconoscenza verso un Dio che non aveva assolutamente bisogno di noi, per essere quello che è, ciò che era e ciò che sempre sarà. E tuttavia, oh amore incomprensibile per l’uomo, si è fatto uomo, ha voluto morire, sì morire per poter meglio scrivere nelle nostre anime e nella nostra memoria il pazzo amore che ha per noi. Oh! Come mi sento infelice nel constatare la mia povertà di espressione nel riferire l’amore che il Nostro buon Salvatore ha per noi. Ma d’altra parte come siamo felici di poter sentire meglio ciò che non possiamo esprimere. Altre volte il Cristo sembrava vivo. Aveva la testa dritta, gli occhi aperti e sembrava sulla Croce di Sua volontà. A volte anche pareva che parlasse, sembrava mostrasse che era in Croce per noi, per amor nostro, per attirarci al Suo amore, che ha sempre un nuovo amore per noi. Che il Suo amore dell’inizio, dell’anno 33, è sempre quello di oggi e lo sarà sempre.
Mentre mi parlava la Vergine SS. piangeva ininterrottamente. Le sue lacrime cadevano l’una dopo l’altra lentamente, fin sopra le ginocchia, poi, come scintille di luce, sparivano. Erano splendide e piene d’amore, avrei voluto consolarla e non farla piangere ma mi sembrava che Ella avesse bisogno di mostrare le Sue lacrime per meglio manifestare il Suo amore dimenticato dagli uomini. Avrei voluto gettarmi fra le Sue braccia e dirle “Mia buona Madre non piangete, io voglio amarvi per tutti gli uomini della Terra”, ma mi sembrava che mi rispondesse “Ve ne sono molti che non mi conoscono”. Ero fra la morte e la vita vedendo da un lato tanto amore, tanto desiderio di essere amata e dall’altro tanta freddezza e indifferenza. Oh! Madre mia tutta bella e tanto amabile, amore mio, cuore del mio cuore. Le lacrime della nostra tenera Madre, lungi dal diminuire la Sua Maestà di Regina e Sovrana, sembravano invece renderla più bella, più potente, più piena d’amore, più materna, più attraente. Avrei mangiato le Sue lacrime che facevano sobbalzare il mio cuore di compassione e di amore. Veder piangere una madre, ed una tale Madre, senza adoperare tutti i mezzi possibili per consolarla, per cambiare i Suoi dolori in gioia, si può comprendere? Oh! Madre, più che buona, Voi siete stata formata di tutte le prerogative di cui Dio è capace. Voi avete, in un certo senso, esaurito la potenza di Dio. Voi siete buona ed ancora buona della bontà di Dio stesso. Dio formandovi, come Suo capolavoro celeste e terrestre, si è reso ancora più grande.
La Vergine Santissima aveva un grembiule giallo, ma che dico giallo? Aveva il grembiule più luminoso di più soli messi insieme. Non era una stoffa materiale ma un composto di Gloria, e questa Gloria era risplendente di una bellezza che rapiva. Tutto nella Vergine Santissima mi portava ad adorare e ad amare il mio Gesù in tutti i dettagli della Sua vita mortale. La Vergine SS. Aveva due catene, una un po’ più larga dell’altra. A quella più stretta era sospesa la Croce di cui ho parlato sopra. Queste catene, non posso chiamarle diversamente, erano come raggi di Gloria, di un gran chiarore che variava e scintillava. Le scarpe, poiché così bisogna chiamarle, erano bianche, ma di un bianco argenteo, brillante e attorno vi erano delle rose. Queste rose erano di una bellezza abbagliante e dal centro di ognuna usciva come una fiamma di luce bellissima e gradevolissima. Sulle scarpe vi era un fermaglio d’oro, ma non oro di questo mondo bensì del Paradiso.
La visione della Vergine SS. era di per sé un intero Paradiso. Lei aveva con sé tutto quanto poteva dare soddisfazione poiché ci si dimenticava di questa Terra. La Madonna era circondata da due luci. La prima a Lei più vicina arrivava fino a noi e brillava con vivissimo splendore. La seconda luce si spandeva un po’ più attorno alla bella Signora e noi ci trovavamo immersi in essa ed era immobile, cioè non brillava e molto più luminosa del nostro sole terrestre. Tutte queste luci non facevano male agli occhi e non affaticavano la vista. Oltre queste luci e tutto questo splendore, vi erano altri fasci di luce o altri raggi di sole come se nascessero dal corpo della Vergine, dai suoi abiti, dappertutto. La voce della bella Signora era dolce, incantava, rapiva e faceva bene al cuore, saziava, appianava ogni ostacolo, calmava, addolciva. Mi sembrava come se volessi sapere e saziarmi della Sua bella voce e il mio cuore pareva ballare o volerLe andare incontro per struggersi in Lei.
Gli occhi della SS. Vergine, nostra tenera Madre, non possono essere descritti da lingua umana. Per parlarne occorrerebbe un serafino, più ancora, occorrerebbe la lingua stessa di Dio, di quel Dio che formò la Vergine Immacolata capolavoro della Sua Onnipotenza. Gli occhi della augusta Maria sembravano mille e mille volte più belli dei brillanti, dei diamanti, delle pietre preziose più ricercate, brillavano come due soli, erano dolci come la stessa dolcezza, limpidi come uno specchio. In quei Suoi occhi si vedeva il Paradiso, attiravano a Lei, sembrava che Ella volesse donarsi e attirare. Più la guardavo, più desideravo guardarla, e più la guardavo più l’amavo e l’amavo con tutte le mie forze. Gli occhi della bella Immacolata erano come la porta di Dio, laddove si vedeva tutto quanto poteva inebriare l’anima. Quando i miei occhi si incontravano con quelli della Madre di Dio e mia sentivo dentro di me una gioiosa rivoluzione d’amore ed una protesta d’amarla e di struggermi d’amore. Guardandoci i nostri occhi a loro modo si parlavano e l’amavo talmente che avrei voluto abbracciarLa proprio nell’intimo stesso di quegli occhi che mi intenerivano l’anima e sembravano attrarla e farla fondere con la Sua. I Suoi occhi comunicavano un dolce tremito a tutto il mio essere e temevo di fare il più piccolo movimento per paura che Le potesse essere minimamente sgradevole. La sola vista dei Suoi occhi sarebbe bastata per costituire il Cielo di un beato, sarebbe bastata per far entrare un’anima nella pienezza della Volontà dell’Altissimo per tutti gli avvenimenti che capitano nel corso della vita mortale. Sarebbe bastata per far fare a quest’anima degli atti di lode, di ringraziamento, di riparazione, di espiazione.
Questa visione da sola concentra l’anima in Dio e la rende come una morta vivente che guarda tutte le cose della terra, anche quelle che sembrano più serie, come se fossero semplici giochi di bambini. L’anima vorrebbe soltanto sentir parlare di Dio e di tutto ciò che riguarda la Sua gloria. Il peccato è il solo male che lei vede sulla terra, se Dio non la sostenesse ne morirebbe di dolore. Amen.”


http://holy.harmoniae.com/apparizioni_lasalette.htm


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