Cari amici, stavo riflettendo sul discorso che il Santo Padre ha fatto prima dell’Angelus di domenica scorsa 19 gennaio.
Ho sempre pensato che tutti questi immigrati che arrivano clandestini da noi, perlopiù di religione islamica, Dio ce li manda per qualche motivo. Non può essere altrimenti… Qualcuno dirà:
per punirci della nostra vita immorale… Forse. Ma soprattutto, secondo me, la risposta è nella prima parte (che riporto qua sotto) di questo discorso di Benedetto XVI. Per la sua interezza:
http://www.vatican.va/holy_father/bened ... 18_it.html BENEDETTO XVI - ANGELUS - Domenica, 18 gennaio 2009
Cari fratelli e sorelle!
Ricorre oggi la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Poiché quest’anno si celebra l’Anno Paolino, pensando proprio a san Paolo quale grande missionario itinerante del Vangelo, ho scelto come tema: "San Paolo migrante, Apostolo delle genti". Saulo – questo il suo nome ebraico – nacque in una famiglia di ebrei emigrati a Tarso, importante città della Cilicia, e crebbe con una triplice cultura – ebraica, ellenistica e romana – e con una mentalità cosmopolita. Quando si convertì da persecutore dei cristiani in apostolo del Vangelo, Paolo divenne "ambasciatore" di Cristo risorto per farlo conoscere a tutti, nella convinzione che in Lui tutti i popoli sono chiamati a formare la grande famiglia dei figli di Dio.
Questa è anche la missione della Chiesa, più che mai in questo nostro tempo di globalizzazione. Come cristiani, non possiamo non avvertire il bisogno di trasmettere il messaggio d’amore di Gesù specialmente a quanti non lo conoscono, oppure si trovano in situazioni difficili e dolorose. Oggi penso particolarmente ai migranti. La loro realtà è senz’altro variegata: in alcuni casi, grazie a Dio, è serena e ben integrata; altre volte, purtroppo, è penosa, difficile e talora persino drammatica. Vorrei assicurare che la comunità cristiana guarda ad ogni persona e ad ogni famiglia con attenzione, e chiede a san Paolo la forza di un rinnovato slancio per favorire, in ogni parte del mondo, la pacifica convivenza tra uomini e donne di etnie, culture e religioni diverse. L’Apostolo ci dice quale fu il segreto della sua nuova vita: "Anch’io – egli scrive – sono stato conquistato da Cristo Gesù" (Fil 3,12); e aggiunge: "Fatevi miei imitatori" (Fil 3,17). Sì, ognuno di noi, secondo la propria vocazione e là dove vive e lavora, è chiamato a testimoniare il Vangelo, con una cura più grande per quei fratelli e sorelle che da altri Paesi, per diversi motivi, sono venuti a vivere in mezzo a noi, valorizzando così il fenomeno delle migrazioni come occasione di incontro tra civiltà. Preghiamo ed agiamo perché questo avvenga sempre in modo pacifico e costruttivo, nel rispetto e nel dialogo, prevenendo ogni tentazione di conflitto e di sopraffazione.
(…)Cari amici, i musulmani sono forse i più restii ad accogliere il vangelo; ritengono che Gesù sia un profeta, e meno importante di Maometto (perché anteriore a lui…). Però proprio a loro, credo che dobbiamo cercare di spiegarLo (perché più restii). Ho notato che ascoltano volentieri parlare di Lui, forse per farci piacere… Tra l’altro sanno che è nato da Maria Vergine. Del resto sono loro che ci vengono incontro, dappertutto, per venderci qualcosa… che noi spesso compriamo. Perché non cogliere l’occasione e dire: “Va bè… per amore di Gesù ti compro queste calze. Sai chi è Gesù Cristo? Qual è il suo comandamento più importante?”
Una volta dissi ad uno di loro che l’isegnamento rivoluzionario di Gesù è “
Ama il tuo nemico”. Dopo che gli spiegai il significato delle parole (amare e nemico), gli dissi che dobbiamo perdonarlo sempre, e mi rispose: “ma lui deve chiedere!” (sottinteso il perdono) e quando gli dissi che, anche se non chiede, dobbiamo perdonare lo stesso, si mise a guardare in lontananza con faccia seria, come se stesse pensando a una persona precisa…