Testimonianza di Claudia Koll ad Assemini PDF Stampa E-mail

Incontrare Dio e divenire testimoni attivi del suo amore di Padre: ecco il profondo messaggio lasciato alla parrocchia dall’attrice Claudia Koll durante l’incontro di preghiera svoltosi  venerdì 18 marzo.  Un momento intenso e profondo che ha visto la partecipazione di numerose persone.  Per tutti, ecco un estratto della bella testimonianza data dall’attrice.


Mia nonna era donna di fede, vedeva con gli occhi della fede, perché tutto quello che faceva lo faceva al di sopra delle sue possibilità. Tutto faceva pregando, vivendo la presenza di Dio.  “Signore, come faccio?”, diceva, “Signore aiutami!  Signore, ti ringrazio.”  È una nonna che io ho visto pregare il Rosario, che ho sempre sentito pregare. 


E sicuramente lei mi ha insegnato a pregare.  E penso che è il regalo più grande che mi abbia potuto lasciare, il dono più grande.  Credo che i nonni abbiano questo compito: laddove non arrivano i genitori perché non hanno tempo, i nonni sono importanti per la trasmissione della fede. Ricorderò mia nonna per come testimoniava con la sua vita il suo amore al Signore e alla Madonna.

C’era in famiglia la devozione alla Madonna del Rosario, quindi si pregava il Rosario con fede. Quando mi battezzarono il mio secondo nome fu Maria Rosaria perché mia mamma, in un momento di sconforto, pensando di dover morire, mi affidò alla Madonna.  Il mio secondo nome è Maria Rosaria perché mia mamma mi affidò a Maria come madre e disse: “Se io non la posso crescere, pensaci tu”.  Io vi posso dire che mia mamma è salita in cielo otto mesi fa, proprio quando ero in Sardegna per una testimonianza, quindi il Signore l’ha lasciata per tutti questi anni da quando sono nata, anche se la sua salute è sempre stata molto fragile.

Vengo da una famiglia con una fede forte, anche con un’esperienza di amore forte, però come molti giovani dopo la Cresima mi sono allontanata dalla Chiesa, cioè cercavo le risposte fondamentali che cercano anche tutti i giovani: il senso della vita, cosa farò da grande…  Ecco, le cercavo fuori, le cercavo da altre parti, mettevo in discussione anche quello che poteva essere l’insegnamento ricevuto e questo perché mi arrivavano dei messaggi contraddittori dal mondo, per esempio a scuola.  A scuola io avevo degli insegnanti atei e schierati politicamente che influenzavano le informazioni e la nostra formazione.  Di certo quando si è adolescenti si mettono un po’ in crisi i genitori, l’autorità, si è alla ricerca della propria indipendenza, della propria autonomia, e quindi si finisce per cercare dei maestri di vita da altre parti.  Quindi, oltre a lasciare la Chiesa, seguii gli scrittori che mi venivano proposti dall’insegnante di lettere. Penso ai film che guardavo la sera quando non riuscivo a dormire e accendevo la TV, e c’erano le emittenti private che trasmettevano film abbastanza spinti, che certo non erano educativi per quello che poteva essere anche la mia femminilità, la gestione del corpo, l’amore fra un uomo e una donna che in questi film veniva trasmesso semplicemente come un’attrazione fisica e anche come un potere.  Ho sempre percepito che la donna aveva un potere di seduzione sull’uomo e quindi cominciai a utilizzarlo perché mi rendevo conto che così riuscivo a fare quello che volevo, e potete immaginare come il Signore ha fatto un’opera di stravolgimento anche nel mio modo di pensare e di vivere quando dieci anni fa l’ho incontrato.

Andai via di casa.  Dopo la Chiesa ho abbandonato anche casa.  Sono andata via perché volevo fare l’attrice e i miei genitori non erano d’accordo, perché vengo da una famiglia che ha una dinastia di medici e quindi si aspettavano che studiassi medicina.  Io mi iscrissi all’università, ma poi in realtà non era quello che desideravo e quindi andai via per essere libera di fare quello che sognavo. Comincio a frequentare un laboratorio teatrale e poi piano piano entro nel mondo dello spettacolo, all’inizio a fatica, cedendo anche al compromesso di un film che non era adatto a me, che era trasgressivo.  Io certo non avevo questo desiderio di fare l’attrice pensando di fare questi film, in realtà io desideravo fare un cinema d’autore.  Quindi scesi a compromessi anche con il mio sogno e da quel momento la mia carriera lavorativa, anziché aprirsi, si chiuse.  Pagai quella scelta faticando il doppio per affermarmi.  E faticando il doppio vuol dire anche con ogni povertà, perché ero andata via di casa, ma non avevo altri lavori, non trovavo lavoro…  Non era facile, avevo provato anche in varie realtà differenti: servire in un ristorante. Furono anni terribili di povertà e poi però il Signore mi ha aiutato attraverso una sostituzione, perché io credo che il Signore abbia camminato con me anche negli anni bui della mia vita, non è che l’ho ritrovato nel momento in cui dieci anni fa ho gridato a Lui.  Lui ha camminato con me, solo che io ero cieca e quindi non lo riconoscevo, non lo vedevo.  Comunque, mi chiedono di sostituire un’attrice che era in stato interessante e non poteva portare avanti lo spettacolo, da lì comincio a lavorare in teatro e dopo il teatro è arrivata la televisione e poi il Festival di Sanremo e, così, la notorietà.

Inseguivo i miei istinti, quello che mi sembrava fosse giusto, quello che mi sembrava che mi piacesse.  E appunto seguendo i miei istinti non mi sposai, anche se era un sogno che avevo a diciott’anni, pensate, sognavo di sposarmi, di avere dei figli poi dopo, come sono entrata nel mondo dello spettacolo, a questo sogno ho rinunciato e questo vuol dire che una parte del mio essere donna l’ho… come si dice?  Non gli ho permesso di sviluppare la mia femminilità: è come se non si fosse sviluppata appieno perché non sono diventata madre, perché al centro della mia vita c’era la mia realizzazione personale, il mio lavoro, il mio successo, perché per mantenere il successo bisogna fare tanti sacrifici, bisogna rinunciare alle ferie, bisogna accettare un lavoro anche se non vorresti accettarlo per non lasciarlo mai a un altro, perché se capisci che a naso può aver successo, che fai?  Lo regali agli altri quel lavoro?  No, devi cercare di farlo.  E quindi mi capitava a volte di lavorare di giorno in un lavoro e di notte in un altro.  Sono sempre stata una grande lavoratrice, con una forza di volontà, però mi ha penalizzato tanto questo perché al centro c’ero io.

Cosa accadde?  Dieci anni fa passo la Porta Santa a San Pietro, era il 2000, il Giubileo.  Accompagno un’amica che veniva dall’America, che voleva passare la Porta Santa.  Io non sapevo cosa volesse dire, non mi rendevo conto cosa volesse significare tutto questo, però l’accompagno e in quella notte io ricordo solo l’atmosfera di silenzio, di preghiera, di fede.  Tant’è vero che quando tornai a casa il giorno dopo dissi alla donna che lavorava con me: “Devi andare anche tu”.  Qualcosa mi colpì nel profondo, da quel momento che passai la Porta Santa la mia vita cambiò.

Non so dirvi qual è stato il primo episodio, però sicuramente sono cominciate ad accadere delle situazioni che mi hanno messo di fronte alla mia debolezza.  Cioè non quello che pensavano gli altri che io fossi, una donna realizzata, che aveva successo, che guadagnava molti soldi, ma in verità quello che io ero davanti a Dio.  E, guardate, è stato fondamentale questo passaggio, perché se io oggi non torno indietro è perché ho capito questa cosa fondamentale: fuori di Dio non c’è alcun bene.  Piano piano ho cominciato a sperimentare la mia fragilità: questo è stato il primo intervento di Dio nella mia vita, è come se mi si fossero aperti gli occhi e per incanto io cominciassi a vedere le cose per come erano.  Tanti piccoli passaggi che mi hanno portato alla consapevolezza che io non stavo vivendo bene la mia vita.

Dieci anni fa, appunto nel 2001, accade una situazione drammatica, un evento che io non so gestire, come se piano piano io fossi precipitata in un abisso da cui non sapevo uscire.  Avevo delle persone con le quali dovevo relazionarmi comunque ed erano persone che in quel momento non erano amiche.  La situazione richiedeva una soluzione e io capì che non ero in grado di affrontarla.  Ero in grado di affrontare qualsiasi situazione: alzando il telefono, rivolgendomi a persone potenti, pagando a volte.  In quel momento mi rendo conto che con i soldi non esco fuori da questa situazione.  E non posso chiamare un amico potente e raccontargli la mia vicenda personale.  Mi trovo quindi che la mia notorietà mi dà ben poco, anzi mi è di ostacolo.  Allora da sola nella mia stanza mi ritrovo disperata e faccio quello che faceva mia nonna quando ero piccola: prendo un crocifisso che mi aveva regalato da pochi giorni un amico, perché io non avevo crocifissi in casa, non avevo segni della mia fede perché non ero una praticante.  Prendo il crocifisso e comincio a pregare il Padre nostro.  Quando la mia preghiera diventa un grido che rivolgo a Dio con tutta me stessa, il Signore si è manifestato.  Cosa ho sentito?  Innanzi tutto la pace, mi sono sentita avvolta dalla pace, e la pace è stato il segno della risposta di Dio perché non poteva essere un mio pensiero che mi aveva calmato, perché io non avevo fatto minimamente un pensiero positivo.  Era un intervento che mi arrivava dall’esterno.  Lo avvertì come respiro, cioè sentì che respiravo questa pace profonda e in questa pace io riposavo.  È come se qualcuno mi avesse calmato, consolato.  Ho guardato fuori dalla finestra, ho guardato nella stanza, ho detto: “Ma da dove è arrivato questo aiuto?”, e poi così, un pensiero semplicissimo, come sempre ormai, con il Signore non servono tante parole, sono sempre dei pensieri semplici, gli dico: “Perché lo hai fatto?”.  Mi rendevo conto che aveva ascoltato la preghiera.  Certo mi stupiva che l’avesse ascoltata perché dico, ma come?  Io mi merito che Dio mi ascolti?  Non sapevo di meritarlo per una vita condotta lontano da Dio, e questo mi stupiva perché nel mondo se ti comporti bene hai un premio, se ti comporti male sei punita.  E allora mi dicevo, perché Dio mi ha ascoltato se non lo merito?  Perché mi è venuto in soccorso?  Perché mi ha consolato?  E quindi ho detto: “Ma quindi sei Padre?  Perché io ti ho pregato con il Padre nostro…  Ti voglio conoscere, ti voglio incontrare”.  E così nasce questo desiderio nel mio cuore di incontrare Dio.  Da  quel momento la mia vita ha cominciato a cambiare perché sono rientrata in chiesa.  È lì che l’ho cercato, l’ho cercato in chiesa.  Perché sentivo il bisogno di assaporare quel silenzio e quella pace che io in chiesa ritrovavo, e il profumo di Dio.  E così piano piano ho cominciato a partecipare alla Santa Messa, non ricordavo neanche una preghiera, ho dovuto reimparare tutte le preghiere ascoltando gli altri, quando si alzavano in piedi, quando si sedevano… non ricordavo più niente.  E piano piano ho cominciato a capire che il Signore mi guariva, cioè mi ridava la forza di vivere in pienezza la vita attraverso i sacramenti.  Perché dico “in pienezza la vita”, perché quella situazione dolorosa, difficile, non è che il Signore la fece sparire, non è che fece un miracolo quel giorno in cui nella mia stanza lo pregai disperata, Lui mi fece sentire solo la sua vicinanza.  Ma quella situazione io l’ho voluta affrontare giorno per giorno e Dio mi ha dato la forza per affrontarla.  E in quella difficoltà profonda, in quella sofferenza che ho dovuto vivere sono cambiata, sono cresciuta come persona, perché ho dovuto fare i conti con la mia debolezza e ho scoperto quanto Dio mi amava perché faceva il tifo per me, perché mi aiutava.  E come l’ho sentito questo aiuto!  Innanzi tutto con i sacramenti, perché la Parola mi faceva capire che dovevo cambiare.  C’era la confessione…  Nella confessione io mi consegnavo, consegnavo il mio passato chiedendo a Dio l’aiuto, la grazia per migliorarmi perché c’era in me questo desiderio di piacere a Dio.  Una volta che ho capito che Lui mi voleva bene, io ho desiderato piacergli, piacergli nel senso di fare quello che a Lui era gradito.  E questo è stato convertirsi, cioè una relazione d’amore con Dio, non una… come posso dire?  Il Decalogo, i comandamenti.  No, è stato un rapporto d’amore.  Ed è ancora oggi un rapporto d’amore dove io continuo a sperimentare la mia debolezza, la mia fragilità che però è la mia forza perché San Paolo diceva: “Quando sono debole, è allora che sono forte”, perché nella mia debolezza non posso entrare in superbia, perché Dio resiste ai superbi.  Dio ama chi si rivolge a Lui con semplicità e con umiltà, riconoscendo di aver bisogno di Lui, riconoscendo di essere una creatura debole.  E quindi io continuo a sperimentare la mia debolezza, ma continuo anche a sperimentare l’amore di Dio: è più grande di tutti i nostri peccati, è più grande di tutte le nostre fragilità.

Questa è l’esperienza che ho fatto in questi dieci anni in cui vi posso dire che ci sono stati dei momenti in cui sono caduta rovinosamente.  Non è che uno ha incontrato Dio e diventa perfetto, no!  Inizia a camminare, inizia a fare un cammino di perfezione cristiana, cioè di tendere alla perfezione, di cominciare a cambiare, di dire questo non è gradito a Dio, ma questo non è gradito a Dio perché mi fa male, non perché Dio è capriccioso.  Lui ci fa capire qual è la strada da seguire.  Per esempio: la menzogna.  Ecco, io ero una persona che si aggiustava la verità come voleva.  E quando ascoltai la Parola di Dio “io sono la via, la verità e la vita”, mi dissi: “Va bene Gesù, Tu sei la verità e quindi io la devo abbracciare la verità, e allora ti prometto che non dirò più le bugie”.  Però non era semplice, ma è stato un cammino per uscire dal male, perché mi sono dovuta relazionare con gli altri in un’altra maniera.  Cioè sono dovuta entrare veramente in relazione con gli altri, con un si o con un no, ma mi sono dovuta scontrare con la realtà.  Mentre a volte noi diciamo le bugie perché non la vogliamo affrontare la realtà, ci vogliamo nascondere.  Ecco, posso dire che il Signore mi ha insegnato a vivere perché mi ha insegnato a non scappare, ad affrontare le situazioni anche più difficili, più dolorose col suo aiuto.  All’inizio è stato difficile dire la verità, ma poi ho capito che non ci sono alternative: se vuoi seguire il Signore devi cercare di non fare compromessi, cioè di essere retto il più possibile, che vuol dire essere in comunione con Dio.  Ho capito che più io cercavo di camminare secondo quello che mi diceva la Parola di Dio, più io entravo in relazione con Dio.  E quindi è la nostra beatitudine, perché noi stiamo bene, profondamente bene, quando siamo in relazione con Dio e in comunione con Lui nella Chiesa.  Del resto cos’è la vita eterna se non questo invito che il Padre ci fa a vivere in comunione profonda con Lui per l’eternità.  Questo è stato per me un cammino doloroso, però la sofferenza il Signore la trasforma in un bene più grande.  Quindi il cuore si spacca dal dolore, però poi rinasce e oggi ho una serenità di fondo: qualsiasi cosa accada io so che Dio è buono, io so che Dio è amore, che è infinitamente misericordioso e su questo mi appoggio, anche quando non capisco, anche quando dentro di me dico: “Ma perché?”, però non vado a minare questa mia certezza.  Io so che Tu sei buono, che Tu sai trasformare anche questa situazione in un bene più grande non solo per me, ma per tante altre persone, perché poi Dio pensa alla grande: non pensa solo per me, pensa per tutti.

Nel 2005 nasce l’associazione che si chiama Le opere del Padre [www.leoperedelpadre.it, ndr].  È dedicata a Dio Padre misericordioso: le opere sono opere di misericordia, la spiritualità è quella della Divina Misericordia.  Io ho incontrato la Divina Misericordia quando già camminavo da un po’ di anni, però mi trovavo in difficoltà.  E allora il Signore mi ha incoraggiata a seguirlo attraverso il messaggio di Santa Faustina.  Perché sapete, Gesù apparve a Santa Faustina fra la I e la II Guerra Mondiale, quando l’umanità stava soffrendo, e le disse: “Dipingimi come ti appaio: risorto, vestito di bianco, con i segni della crocifissione e con questi raggi luminosi che escono dal cuore.”, e le ha ispirato: “Scrivi una frase sotto: Gesù confido in Te”.  E questa è la bandiera dell’associazione: c’è Giovanni Paolo II, che era devoto alla Divina Misericordia e nel 2000 aveva istituito la festa della Divina Misericordia.  E proprio per questo che il 1° maggio sarà beatificato nel giorno della festa della Divina Misericordia, perché lui era profondamente legato a questo messaggio tanto che il Signore lo chiamò a sé che si entrava nei primi vespri della festa delle Divina Misericordia.  Santa Faustina era Polacca: Giovanni Paolo non conobbe Santa Faustina, però quand’era seminarista in Polonia andava a lavorare, studiava di nascosto perché la Chiesa era perseguitata dal regime, e lui passava e si fermava davanti all’immagine di Gesù Misericordioso a pregare.  Quando è diventato arcivescovo, cardinale poi pontefice ha portato avanti il culto della Divina Misericordia, finché ha canonizzato Suor Faustina e ha istituito la festa.  Gesù aveva detto a Santa Faustina che c’è un recipiente per attingere tutti i doni che escono dal suo cuore, questo recipiente è la fiducia.  Ecco perché volle che fosse scritta questa frase: Gesù confido in Te.  Quando io incontrai questo messaggio vacillavo nella fede, facevo fatica, etc.  Il Signore mi fece incontrare Gesù Misericordioso che mi incoraggiò.

Come sono arrivata a Gesù Misericordioso? Non lavoravo più.  Non perché l’avessi deciso, ma perché le proposte che mi arrivavano erano così brutte che io non potevo dire di si. E così continuavo a dire di no ai lavori ed entrai in crisi perché avevo paura di diventare di nuovo povera, di non lavorare più.  Per paura firmai per un contratto in cui mi davano tantissimi soldi.  Non era una storia particolarmente scabrosa: in quel caso io tornavo a frequentare una persona che avevo promesso al Signore di non frequentare più.  Qui per me era comunque tornare indietro e mi resi conto di sbagliare, sapevo di sbagliare…  È come quello che dice: “Io voglio smettere di fumare, però non ci riesco, so che fa male, ma non ci riesco”.  Così fu per me quel film: io so che mi farà male, però non ci riesco a non dire di no.  Quando cominciai a lavorare questi soldi me li davano rateizzati, ogni settimana.  E mi bruciavano, perché erano i soldi del tradimento e cominciai a distribuirli ai poveri fuori dalle chiese, perché so che l’elemosina sconta i peccati.  Be’, cosa fa il Signore per me?  E lì ho sperimentato quant’era buono: mi viene a cercare.  I missionari salesiani hanno un’organizzazione non governativa, il VIS, che opera nei Paesi più poveri: mi chiesero di diventare testimonial e così con loro andai in Africa.  In Africa c’era una grande carestia, in Etiopia.  Ecco, lì il Signore mi parlò al cuore perché i poveri convertono, e quando vidi questi bambini che rischiavano di morire per la fame, perché erano consumati dalla fame, ossicini…  Ecco, lì io capì che la mia paura della povertà era relativa di fronte a quello che vedevano i miei occhi, che io ancora ero molto attaccata al lusso, avevo tante cose e mi spaventava la povertà.  Lì non c’era niente e quando stavo in queste case povere, comunque io stavo bene, ero nella pace, ero nella gioia.  E quindi cominciai a interrogarmi: “Ma allora tutte quelle cose che possiedo forse non fanno la felicità”.  E il Signore mi parlò quindi, e mi istruii, mi insegnò a vivere non condannandomi, non mettendomi al lato perché avevo sbagliato, ma invece mi prese per mano e mi insegnò attraverso quell’esperienza negli occhi dei poveri.  Oggi sono legata all’Africa e quando è nata quest’associazione ho pensato bene di continuare ad aiutare l’Africa, non più con i salesiani, perché con loro ero testimonial, ma in prima persona, attraverso poi tante persone che oggi fanno parte dell’associazione, e collegata alla Chiesa locale: aiutiamo i vescovi, i sacerdoti, le suore della Chiesa africana che sono anche in difficoltà economica.  E aiutando la Chiesa nel compiere le opere sociali, la aiutiamo anche nell’evangelizzazione. La Piccola Lourdes: questa casa che adesso in Burundi stiamo costruendo per curare i disabili, che sono una fascia debolissima in Africa perché nell’emergenza non sono certo i primi ad essere curati.  Non c’è l’assistenza sanitaria in Africa, per cui se un bambino si rompe la gamba e la famiglia non ha i soldi, non va in ospedale a farsi il gesso, quindi diventa disabile.  Ci sono molte cause della disabilità: in Burundi c’è stata anche la guerra, che è durata più di dieci anni e un altro dei problemi sono le menomazioni causate dalle mine.  Questa casa si chiama la Piccola Lourdes, ecco anche perché sono state fatte le Bimbe della Piccola Lourdes, e queste piccole bimbe è come se ci prendessero per mano e ci unissero ai bambini del Burundi che sono meno fortunati di noi, che hanno bisogno di essere aiutati.

Quando tornai dall’Etiopia ho cominciato a capire che il Signore mi diceva Claudia, svegliati!  E non può essere che vivi come prima.  Ho cominciato a dire a Dio: “Tu li spendi i miei soldi”, e devo fare qualcosa per chi non ha niente.  E poi un’amica mi porta nel santuario della Divina Misericordia. Inizio un cammino molto più sereno di conversione e oggi io prego la Coroncina della Divina Misericordia e con fede la distribuisco.

Che cos’è la Coroncina della Divina Misericordia?  Gesù chiese a Santa Faustina di pregare questa preghiera per impetrare le grazie che chiede chi si rivolge a Dio.  Si prega Dio Padre e si chiede misericordia per i meriti della passione e morte di Cristo.  Con questa piccola preghiera per cui si utilizza la corona del Rosario, si ottengono molte grazie.  Io la distribuisco con fede perché mi sono anche accorta che in realtà, quando nella mia stanza pregavo il Padre nostro, stringendo fra le mani il Crocifisso, io stavo pregando secondo questo schema: chiedevo misericordia al Padre, non certo per i miei meriti, ma per i meriti della passione e morte di Cristo, per quel Crocifisso che stringevo fra le braccia.  Ecco perché ve la dono con fede e vi invito a pregarla.  Anche vi consiglio di leggere il diario di Santa Faustina, perché non è una pia devozione, è qualcosa di più, è di grande livello spirituale quel diario e mi ha aiutato molto per comprendere anche che cosa stava accadendo nella mia vita.  È un diario che la suora ha scritto per diversi anni, Gesù la chiamava “la mia segretaria”, e parla della misericordia di Dio.  Niente che non sia già stato scritto nei Vangeli, niente che noi non possiamo leggere attraverso la Parola di Dio, però a volte i santi ci aiutano a comprendere meglio.  Vi dico anche che Gesù dice a Santa Faustina che per avere misericordia bisogna essere misericordiosi.  E quindi l’associazione si occupa proprio di questo, di vivere la misericordia, di compiere le opere di misericordia attraverso tre modi, spiega Gesù a Santa Faustina: attraverso la carità, quindi le cosiddette opere di misericordia corporale, noi cerchiamo di aiutare i poveri, gli ammalati, quelli che sono in carcere con una parola di consolazione e di sostegno, ma anche aiutandoli materialmente; il secondo modo è attraverso la preghiera, quindi ci sono gruppi di preghiera un po’ in tutta l’Italia, laddove sono tornata più spesso con le testimonianze e devo dirvi che don Davide Cannella e don Davide [Piras, ndr], hanno guidato i nostri gruppi di preghiera a Roma e così poi si è consolidata la nostra amicizia; il terzo modo, dopo la preghiera, è attraverso l’annuncio, la testimonianza.  Quindi è proprio volontà del Signore che noi lo annunciamo, che non ci vergogniamo di Lui, ma che lo testimoniamo non solo con la vita, ma anche con le parole semplici che possiamo avere noi come semplici cristiani, che però incoraggiano confidando in Dio e incoraggiando anche gli altri a confidare.

L’associazione opera in Italia e nei Paesi poveri come il Burundi, il Congo, il Myanmar.  Ma un’attenzione particolare è ai poveri, gli ultimi.  E vi assicuro che l’opera della Piccola Lourdes è un’opera importante, costosa, è veramente qualcosa di prezioso che ci sta richiedendo un grande sacrificio perché noi entro l’anno dobbiamo dare 300.000,00 Euro per concludere i lavori per la struttura.  Quindi non è una cosa da poco.  Però io confido nella Provvidenza di Dio che si manifesta attraverso il buon cuore di tante persone di buona volontà che si sono messe a disposizione.  Ecco, ad esempio: domani saranno vendute in alcune parti d’Italia le uova di Pasqua, qui vengono vendute le Bimbe della Piccola Lourdes.  E vi dico anche che la cosa bella è che quando si fa il bene si scopre anche la forza dell’unione, la forza che viene dal fare insieme il bene, tutti insieme, perché da sola io non potrei mai realizzare tutto quello che sto facendo attraverso l’associazione Le opere del Padre, con tante persone di buona volontà che credono e che mi sostengono.  E devo ringraziare il Signore per tutte quelle persone di buona volontà che si sono messe gratuitamente a fare le bamboline, coadiuvate da don Davide [Cannella, ndr], ci sono state tante donne, ho visto anche le fotografie, che hanno cucito le bamboline: io ringrazio il Signore per loro, per quello che hanno fatto e chiedo appunto di benedirle.  Non c’è bisogno che glielo dico io al Signore, però io mi spendo per dire: “Grazie, Signore, grazie che ci sono, grazie perché hai mosso il loro cuore a fare il bene”.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Maggio 2011 09:50